Il gioco in sé: capolavoro, punto

Ocarina of Time è uno di quei titoli che non ha bisogno di presentazioni. Uscito nel 1998 su Nintendo 64, ha ridefinito l'avventura in 3D. La prima volta che entri nella Kokiri Forest con quella musica, capisci perché ancora nel 2025 la gente ne parla con la stessa voce che si usa per i ricordi d'infanzia. Onestamente, regge. La struttura dei dungeon, il sistema della magia del tempo, il ritmo narrativo: tutto funziona ancora.

Il problema è il prezzo, non il gioco

A 69,99 euro, però, ci vuole una riflessione. Non c'è sconto. Non c'è un bundle. È un gioco del 1998, anche se riconfezionato per Switch 2 e con la versione fisica italiana. Per chi non lo ha mai giocato, è un'esperienza che vale, fidati. Ma per chi lo ha già finito su N64, su Virtual Console, su Switch 1 o su qualsiasi altra piattaforma degli ultimi vent'anni, la domanda è legittima: cosa c'è di nuovo?

Le informazioni disponibili al momento non chiariscono se si tratti di un semplice porting o di una versione con migliorie tecniche significative. Questo è un punto su cui tenere gli occhi aperti.

A chi lo consiglio

Se non hai mai vissuto Hyrule e vuoi farlo su Switch 2 con una scheda fisica in italiano, ha senso. È un gioco che dura, che ti resta addosso. Se invece sei un veterano che lo cerca per nostalgia, aspetta: potrebbe arrivare a un prezzo più ragionevole, o potrebbero emergere dettagli sulla versione che cambiano la valutazione.