Il problema non era Omero, eri tu (ero io)
A sedici anni l'Iliade era una tortura. Esametri, catalogo delle navi, nomi impossibili. L'ho riaperta a trent'anni passati, traduzione di Baricco no, una versione più fedele, e ho capito che il problema ero io.
La storia comincia con la rabbia. Non con la guerra di Troia, non con Elena. Con un uomo furioso che si siede in riva al mare e piange. Achille. E da lì non riesci più a smettere.
Quello che nessuno ti dice al liceo
Omero non glorifica la guerra. La mostra. I guerrieri muoiono con i nomi, con i padri, con i campi che non rivedranno. C'è una scena, Priamo che va a supplicare Achille per riavere il corpo del figlio, che ti spezza qualcosa dentro. Due nemici che piangono insieme. Niente di quello che ricordavo dalle versioni scolastiche.
Onestamente, la traduzione conta moltissimo. Alcune sono rigide, quasi illeggibili. Altre scorrono. Prima di comprare, controlla qual è inclusa nell'edizione.
A chi conviene, a chi no
Se cerchi un romanzo scorrevole con una trama lineare, lascia perdere. Se hai voglia di qualcosa che pesa, che rallenta il tempo, che ti fa pensare alla morte e all'onore come non ci pensavi da anni, allora sì. Fidati. A 12 euro è una delle cose più dense che puoi mettere sul comodino.