Un mattone emotivo, nel senso più letterale

Novecentocinquanta pagine. Se le metti sul comodino, senti il peso. E il contenuto è all'altezza: Hanya Yanagihara racconta la vita di Jude St. Francis con una intensità che a tratti diventa quasi insostenibile. Non è un libro che si legge comodamente. È un libro che ti segue anche quando lo chiudi.

Ricordo di averlo letto in un periodo già complicato di suo, e alcune scene mi sono rimaste attaccate addosso per giorni. Non è un effetto che capita spesso.

A chi conviene, a chi no

Se cerchi una lettura leggera o una storia con un arco narrativo ottimista, lascia perdere. Qui non trovi redenzione facile né lieto fine consolatorio. Yanagihara insiste sul dolore in modo che a qualcuno sembra profondo, ad altri eccessivo. Entrambe le posizioni sono comprensibili.

Personalmente, trovo che il romanzo funzioni proprio perché non cerca di farti stare bene. Ti obbliga a restare presente in una storia scomoda, e questo ha un valore che non tutti i libri riescono a toccare.

La critica più onesta che posso fargli: certi passaggi si ripetono, e nella seconda metà si sente. Se sei il tipo che soffre i romanzi che girano su se stessi, potresti perdere il filo.

Il prezzo e la valutazione finale

A 21 euro non è uno sconto, è il prezzo di listino. Onestamente, per quasi mille pagine di narrativa contemporanea di questo livello, non è nemmeno una cifra esagerata. Se sai già che questo tipo di lettura ti appartiene, prendilo. Se hai dubbi, inizia a informarti meglio prima.